Marco e Lara si scambiano spille e bottoni.
Marco acquista spille per il valore d’uso che le spille hanno per lui e intende quindi consumare queste spille.
Lara acquista fermacapelli per il valore d’uso che i fermacapelli hanno per lei e intende quindi consumare questi fermacapelli.
Questo è un esempio di scambio diretto o baratto.
Supponiamo che Marco porti sul mercato due fermacapelli, Lara due spille e Stefano due bottoni.
Supponiamo che Marco desideri acquistare una spilla e un bottone, Lara un fermacapelli e un bottone e Stefano un fermacapelli e una spilla.
Se le valutazioni soggettive permettono lo scambio di ciascuna unità delle merci interessate con una unità di una delle altre merci, è possibile uno scambio diretto.
Se questo presupposto non si dà, allora diventa necessario lo scambio indiretto.
Lo scambio indiretto è acquistare un bene per rivenderlo e acquistare il bene di cui si ha bisogno.
Immaginiamo.
Le spille sono desiderate solo dai possessori di fermacapelli.
I fermacapelli non sono desiderati dai possessori di spille.
I fermacapelli sono desiderati dai possessori di una terza merce, i bottoni.
I bottoni sono desiderati solo dai possessori di spille.
Nessun baratto è possibile. Perché non c’è una coincidenza di bisogni.
Se devono verificarsi scambi, questi devono essere indiretti. I possessori di spille scambiano le loro spille con i fermacapelli, e scambiano i fermacapelli acquistati con i bottoni, che desiderano per il proprio consumo.
Con l’intensificazione della divisione del lavoro e con la raffinazione dei bisogni, il baratto ha luogo in via del tutto eccezionale. Immaginiamo. Da un lato, un datore di lavoro usa il lavoro per l’immediato soddisfacimento dei suoi bisogni e non deve procurarsi tramite uno scambio i beni con cui compensare il lavoro. Dall’altro, il lavoratore consuma, e non vende, i beni che riceve.
È quello che si chiama compenso in natura.
Nello scambio indiretto, nella complessificazione dell’assetto sociale, ci sono beni di cui noi umani desideriamo disporre semplicemente per scambiarli con beni di cui abbiamo bisogno.
Ci sono beni che sono domandati per questo: per ulteriori scambi.
Uno scambio simile, finalizzato a ulteriori scambi, è effettuato solo se attraverso di esso ci si aspetta di avvicinarsi maggiormente all’obiettivo, cioè all’acquisizione di beni per il consumo.
Non tutti i beni sono ugualmente commerciabili. Per alcuni beni la domanda è limitata e occasionale, per altri è più generale e costante.
Coloro che portano sul mercato beni del primo tipo per scambiarli con beni di cui abbisognano hanno una minore prospettiva di successo.
È un processo di selezione.
Immaginiamo un passato. Quanto maggiore era la commerciabilità dei beni acquistati per primi nello scambio indiretto, tanto maggiore sarebbe stata la prospettiva di raggiungere senza deviazioni l’obiettivo.
Alla fine rimane una singola merce (o più di una) a essere universalmente utilizzata come mezzo generale di scambio.
Avete capito cosa diventa questa merce!
Diventa moneta.
In tempi remoti, in alcuni luoghi prima che in altri, la diffusione dello scambio indiretto portò all’impiego di due metalli preziosi, l’oro e l’argento.
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