we with our hands open
to the clear
we with our hands
now look at the far brook
and notable as waters
of jasmine
we dedicate our skin
to the ducks of the lake

and among the perennial colours
of the amorous cycle
other
colours
brizz and
deviate
evanescing in us
evanescing in the limpid
moons of the earth

not deriving from us
the sopor of the ducks
not from us
not from the tears of the jasmine
not from the words of the swallow

evanescing also in the night
that sopor is no residue
it is not bogotten by naught
it is live and
you see it not
when you arrive at the pulsation
fresh of the little she-winged
remember all the moments
of gift
are intent animae
heedless
only with her

libeybasher_brand

NON LEGGERE A MENTE

(OGGI. LINDA È «BIO» PERSONA DA UN ANNO.)

Una «bio» persona è un umano che lavora sul confine della nazione per controllare che le importazioni e le esportazioni siano effettuate secondo le disposizioni deliberate. La politica EFIR, Exports Falling Imports Rising, consistente nell’inibizione delle esportazioni (beni verso l’esterno) e nella stimolazione delle importazioni (beni verso l’interno), durante l’inizio del mandato di Linda «bio» persona, è stata scoraggiata. Ora questa politica, EFIR, è fuori legge. Le eccessive importazioni hanno determinato un drenaggio spaventoso di oro e argento. Lo Strato Direttivo senza denaro solido (oro e argento) rischia di perdere una sostanziosa e irrinunciabile parte della sua identità. Consegnare il potere agli eredi prevede il possesso di denaro solido. E l’oro non può essere destinato in continuazione al regolamento di conti con l’estero per l’importazione di merci estere.
Mi spiego. Il boom inflazionistico è quando l’ampliamento della massa monetaria investe un territorio attivo in operazioni commerciali, insomma un’area dove si vende e si compra tutto quello che è vendibile e comprabile, in una parola, commerciabile in seguito a o in previsione di una domanda da parte del pubblico desideroso di soddisfare esigenze di qualunque natura esse siano.
In questo nostro squisito mondo “ampliamento della massa monetaria” vuol dire aumento di unità ambra. Unità elettromagnetiche o fotoniche.
Il sistema vigente si chiama “bullion standard”. Vuol dire che solo le transazioni interterritoriali prevedono la corresponsione di oro in monete o in barre e lingotti. Le persone — i cittadini — nei loro acquisti quotidiani invece utilizzano unità ambra. Niente oro. Per essere sinceri, evitando quindi tergiversazioni fuorvianti che demoralizzerebbero anche la persona più intellettualmente volenterosa, le unità ambra non sono altro che elettricità — elettricità infusa nel corpo delle persone. L’elettricità in Labbia, oltre che essere un bene di consumo e un mezzo di produzione, è anche moneta. L’elettricità è la moneta di Labbia. Se hai bisogno di un chilogrammo di mele e hai sufficienti unità ambra per soddisfare questo tuo bisogno, puoi raggiungere un negozio di frutta di tua scelta, adocchiare le mele che immagini soddisferebbero il tuo gusto e impiegare il mezzo generale di scambio rappresentato dalla moneta (unità ambra) per avere in cambio il chilogrammo di mele desiderate, che naturalmente per te compratore vale di più della moneta data in cambio. Con quelle unità ambra il negoziante, a sua volta consumatore, cittadino effettivo, andrà ad acquistare quello di cui ha bisogno e che vale di più della moneta che lascerebbe. Labbia è una società troppo grande per permettere uno scambio diretto di beni. Ammettiamo che il fruttivendolo abbia bisogno di una namoranza per la sua ragazza, uno di quei v-back supereccitanti, di quelli che ti lasciano senza fiato quando gli occhi ci finiscono sopra o addosso… uno spettacolare filo tra le fantasie, straordinariamente rispondenti ai canoni estetici del nostro sistema socioeconomico. Un sopracosce così attraente che un filo ti esce dallo spermifero dopo qualche secondo che la vista ne è stata estasiata. Oddio, ma non devo perdermi… Dunque, il nogoziante vuole comprare una namoranza da sballo, perché la sua ragazza valorizzi il suo sopracosce e perché magari lui possa metterglielo dentro solo spostando il filo tra le fantasie. (A proposito, quando vedete la pelle di una fantasia con un segno di colore più chiaro o lievemente arrossato rispetto alla pelle intorno, è perché il ragazzo e lei provano un piacere formidabile a guenciare in questo modo: via il filo, senza levare l’articolo, filo sulla fantasia e diamo il via al guenchguench.) Cazzo, continuo a perdermi… Ma devo proprio continuare la mia argomentazione?
Forse non è adesso il caso di continuarla. Abbiamo tempo nella nostra narrazione. In fondo, il denaro esiste, no! Che bisogno abbiamo di capire come funziona, una volta accertato che non possiamo farne a meno nel nostro vivere di tutti i giorni? Sarà Libey o qualche altro eroe a raccontare, con le sue parole, quello che è la catallattica, la scienza dello scambio.

noi con le mani aperte
ai nitidi
noi con le mani
ora guardiamo il rivolo lontano
e notabili come acque
di gelsomino
dedichiamo la pelle
alle anatre del lago

e tra i colori perenni
del ciclo amoroso
altri
colori
brizzano e
deviano
svanendo in noi
svanendo nelle limpide
lune della terra

non deriva da noi
il sopore delle anatre
non da noi
non dalle lacrime del gelsomino
non dalle parole della rondine

svanendo anche nella notte
quel sopore non è un residuo
non nasce da niente
è vivo e
non lo vedi
quando arrivi al palpito
nuovo della piccola alata
ricorda che tutti i momenti
di dono
sono anime intente e
svagate
solo per lei

…my sweet,
when the tornados connect with the
free breathing of the tree you have sent to me,
day is a vision,
cause. Cause I am not among them.
Hence I can see them.
My sweet,
when the tornados concert in the overglade
where you are not singing,
I can imagine you singing.
And I see that.
In the picture that doesn’t temper,
I re-see me imagining,
my sweet, as you aid the continuance of things,
the slanting picture.
I see it, thus, harmonic, sweet, like the
rivulet that does run only among the tornados where
I can imagine you singing. Slanting.
I see you. Thus.

libeybasher_brand

…mia dolce,
quando si allacciano i tornadi al
libero respiro dell’albero che mi hai mandato,
il giorno è una visione,
perché. Perché io non sono tra quelli.
Quindi li posso vedere.
Mia dolce,
quando si accordano i tornadi nell’oltreradura
dove non stai cantando,
io posso immaginare che tu stai cantando.
E lo vedo.
Nel quadro che non si intenerisce,
io mi rivedo che mentre,
mia dolce, tu aiuti il continuare delle cose,
io immagino il quadro inclinato.
Lo vedo, così, armonico, dolce, come il
ruscello che non scorre se non tra i tornadi dove
io posso immaginare che tu stai cantando. Inclinata.
Ti vedo. Così.

with a greyish blanket
of green
of brown
morn opens the plants’ curtains
in bloom

skyrocketing candid
power of the stars
in the light of the sun
and you cannot see them

you can imagine them
nightly when the sun is
no longer
when the night contains
the stellar apples
those porous fruits
formidable
those smiling fruits
as imaginary wings of ibis
when continuous
the waves of the sky
direct a visage
of boredom
to the territories far from her
and when courage
slackens the ropes
courage to go on
in the immensity of those copies
of glances

elegant in thought
informal in pose
nude
as a leaf among
stems and rhizomes
she would like to go to
those copies of nights
those rapid flutters
of wings of electrum

among many a boredom
stander-out
she becomes a high cloud and
having advantage of the ultracolour
heavens and alleviates
according to the fickle will

now look how
the clarid moments
give their modes
look upon the brilliancy of the plates
celestial
and move on the way
told by the ministries of nature

libeybasher_brand

con una coperta grigiolata
di verde
di bruno
il mattino apre le tende delle piante
in fiore

aumenta il candido
potere delle stelle
nella luce del sole
e non le vedi

puoi immaginarle
la notte quando il sole non
è più
quando la notte contiene
le mele stellari
quei frutti porosi e
formidabili
quei frutti sorridenti
come ali di ibi immaginarie
quando continue
le onde del cielo
rivolgono un viso
di noia
alle terre lontane da lei
e quando il coraggio
allenta le corde
il coraggio di continuare
nell’immensità di quelle copie
di sguardi

elegante nel pensiero
informale nella posa
nuda
come una foglia tra
gambi e rizomi
vorrebbe lei andare verso
quelle copie di notti
quei frulli rapidi
di ali di elettro

tra le noie
primeggiando
lei diventa una nuvola alta e
avvantaggiata dall’ultracolore
aggrava e allevia
secondo il volubile volere

ora guarda come
i momenti claridi
danno le loro guise
guarda i brillamenti delle placche
celesti
e continua la via
dettata dai ministeri della natura

NON LEGGERE A MENTE

(ALCUNI ANNI PRIMA DI OGGI. QUANDO LINDA NON SA CHE DIVENTERÀ «BIO» PERSONA.)

– Ti va di andare oltre il giardino, al fiume? – Libey le domanda, davanti al giardino nell’area sud del distretto settentrionale. Il giardino è verdeggiante in quella stagione. È un giardino. Puoi vedere le piumette dei passeri saltellanti tra i piccoli cespugli che contornano il cuore del giardino curato. È curato il giardino? o il cuore del giardino? Libey ha spesso gli occhi rivolti a questa domanda. E questa solita domanda si sovrappone a quella che ha rivolto a Linda. I loro nomi cominciano con due lettere uguali. Entrambi hanno cinque lettere. Cinque segni grafici. E questi segni grafici si traducono in altrettanti suoni. Ma questa sarebbe supersitizione o ridicole numerazioni.
– Ti va di andare oltre il giardino, al fiume? – ha detto lui.
– No, – ribatte seccamente lei, con un cenno di sorriso, e un piccolo soffio dal naso quasi a voler manifestare qualcosa del tipo “Come ti permetti di farmi una richiesta del genere?”.
– Non vuoi… – continua lui, sorridendo più di lei, come a voler nascondere il disagio.
– Non ti conosco. Come posso uscire con te!
– Appunto perché non mi conosci dovresti uscire con me. Sarebbe una valida occasione per conoscermi –. Libey allontana per alcuni istanti le sopracciglia dagli occhi, increspando appena la fronte, come a dire: “È normale che sia così, no?”.
– Ma io non ho voglia di conoscere nessuno. Tanto meno te, – lei sposta appena la testa verso sinistra, con aria di seduzione e di sfida.
In quel momento un ragazzino a pochi metri da loro si arrampica su un albero e copre il sole, sottraendo l’ombra di Libey.
– Dimmi… solo quando –. La testa del ragazzino tra le fronde dell’albero si muove, facendo passare i raggi del bassissimo sole che imbiondiscono i capelli castani di Libey e di Linda.
– Ma ti ho detto che non ho voglia.
– Devi solo dirmi quando. Altrimenti decido io.
Il rumoreggiare delle foglie arriva come un vento sibilante dal sole dimezzato dietro all’orizzonte collinare fino all’albero a pochi metri da Libey e Linda. Il ragazzino che continua a guardare sembra essere per Libey un contatore della loro storia. Il ragazzino che dà la nuca alla coppia. Il negozio del pane sta per chiudere. Tutto sta per chiudere: il sole, il negozio del pane e della farina, quello dei vestiti e delle calzature. Il ragazzino sembra essere l’arbitro inconsapevole di questa storia, dove Libey dice una cosa e Linda ne dice un’altra.
– Decidi tu…! – dice lei.
– Okay.
– E perché?
– Perché io sento per te quello che non sento per nessun’altra. E tu stai rispondendo a me come non risponderesti a nessun altro.
– Mi stai privando della libertà di scegliere se stare con te o non stare con te.
– No. Sei perfettamente libera. Libera di andare via, all’istante. Senza pensare ulteriormente a quali risposte darmi.
– Sì. Sono libera di scegliere.
– Sei libera di scegliere, Linda.
– Io non ho intenzione di uscire con te.
– Ma noi siamo usciti insieme. Lo vedi?
Del sole non rimane quasi niente. Solo un pieno arco rosseggiante.
– Cos’è la libertà, Libey?
La libertà è questa cosa. Non c’è niente che ti trattiene. Non c’è niente a obbligare me a trattenerti. Io sono libero di (rimanere qui a) chiederti di uscire con me. Tu sei libera di rifiutare il mio invito… a uscire con me. Il ragazzino sull’albero, oscillando la testa, fa passare l’ultimo irraggiare del sole. Le persone del vicinato non sanno niente di noi, e non fanno niente. Non intervengono –. Uno dei passeri saltella alle prese con i residui di pane lasciati dal negoziante del pane e della farina. – Puoi andare se vuoi.
– Ma io…

through you
as an electron neutrino
I don’t modify meself
I remain meself and
I belong to meself and
I belong to theeself

a bit of debris that
sublime temperatures
cannot destroy
and I then come to thee
and I am moved
moving the microwings that
someone gave to me
or I gave to meself
or you
in this maingrain
where all is greater
than max
where my micro-be
is thee beyond the superlative measures

you are my stream and
the immobility
but now I weep cause
you are like the clouds in the
stratosphere
you exist not

libeybasher_brand

attraverso di te
come un neutrino elettronico
non mi modifico
rimango io e
mi appartengo e
ti appartengo

un detrito che
sublimi temperature
non possono distruggere
e allora vengo da te
e mi commuovo
muovendo le microali che
qualcuno mi ha donato
o io mi sono donato
o tu
in questo granellissimo
dove tutto è più grande
del massimo
dove il mio microessere
è te oltre le misure superlative

sei la mia corrente e
l’immobilità
ma adesso piango perché
sei come le nubi nella
stratosfera
non esisti

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