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Oggi non poteva essere diverso.
Fuori la strada si fa di vivo. Non ripercorre niente di
nuovo. Solo le forme dei lampioni sono cambiate, ma la luce
è quella che tutti hanno sempre conosciuto. Non siamo persi
come possono farci credere. Eppure, non si muove niente, a quanto vedo.
A quanto vedi, sì. Non si muove. Gli insetti nel prato guardano noi che
vorremmo guardarli. In una piccola sorgente piove e continua a piovere.
Niente di nuovo. L’acqua è quella che noi abbiamo sempre bevuto e corre via.
Eppure, non si muove niente. A quanto vedo.
A quanto vedi, sì. Non si muove. Le parole hanno rinunciato ai polmoni.
Tra le collinette di neve nevica, sempre punteggiando, sempre
disegnando di latte le linee dell’asfalto e di tutto, in queste città.
Tra gli arbusti molli di neve i nostri piedi si raggomitolano
sempre di cuore. Eppure non si muove niente, a quanto vedo.
A quanto vedi, sì. Non si muove. Gli insetti innevati di neve guardano noi che
siamo innevati di tutto quello che continua a viaggiare sopra le cose delle città.
Il cancello che si apre e ci lascia entrare ha delle punte di ghiaccio
gradevole per i nostri occhi e le nostre dita d’acqua. Acqua dopo acqua
i fili d’erba crescono vicino al cancello. Eppure, non si muove niente, a quanto vedo.
A quanto vedi, sì. Non si muove. All’inferno noi continuiamo a respirare.
Non smettiamo di respirare. Nei nostri polmoni gira tanta aria che
a volte stentiamo a capire dove sta andando.
Abbiamo sei anni anni, noi tutti in queste città, in questi spazi piccoli e grandi,
a seconda di chi li guarda e di come sono guardati. I nostri sei anni
crescono, si formano verso altro che strizza l’occhio a quanto è venuto prima.
Ed è anteriore quello che vediamo mentre la nostra crescita
si fa sempre più matura. I nostri sei anni crescono. Eppure, non si muove niente, a quanto vedo.
A quanto vedi, sì. Non si muove.
