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I’m steadfast and spectral.
And a nice countenance describes me.
I can hand you the burthen of what I am. Sex.
Supernatural spirit distracting.
Seductive. Overpowering.
Maybe I am a matter spirit.
Sex is what I give to you, with my closed eyes. With beauty
in my eyes. Sex I give to you with extended hands, whilst you
with your face reclined don’t want to look at me.
Love in any position.
Love you’re looking for, nearly in any moment.
A most sensual sex. And sight and feel, most peculiar, with me,
they live in one another. And you see and you touch. And the level becomes
most gratifying. The world breaks down, yours signifying evermore.
I give you the sex off repose, and that one in,
I give you the most gratifying genitality, the terrestrial dream, and that one exoterrestrial.
I give you the tone you are after. The girl is the sweetness. And I have the intelligence
to see her, and to touch her, and to feel all that which my being gave me the power
to see, and to touch. I feel the design as a most mundane and genial sex.
Off with my dainty skin away from my past skin. I keep staying little and more, for
I am the sex-matrix. My hands are the most effectual weapon.
Most young and most mighty just as neither the most young nor the most mighty are,
because in the instant they are, I’m more.
I’m the distraction, the deviance, for those who believe
distraction and deviance exist. For those who don’t believe they exist
I am DEMOGORGON only, the unmerry daemon, the spark
dark, the being betwixt the numen and the human, perchance the phantom of the hero,
the instant growing ever more than the men living it or
being lived by. DEMOGORGON is your instant, teeny dimoites, when you work, when you rest,
when you study, when you entertain with the filamented presences round propagated and
strewn with themselves to keep the tissues compact, cohering and in solido.
And I, in spite of someone hesitating, am the Fiber. To keep united
the life internet.
I am always and evermore.
The common-felt world is my den.

libeybasher_brand

at night she is taken into the day
of electrum by the colour of azure
and she measures the assemblaged sources
those wherein the sun ain’t
whisper the words

she swings in the poesy of reeds
in the flower heads
in the radicles
in the hands of turquois

and if the night does not day
I get lost in her nights
which she kisses so
and remembers
and imagines
and receives into amongst her fingers
where a soft garden
stands out amongst wings of tenderness

when I gaze upon importance
my ears speak beauty
also in quietness
also in the swoon
of the pure white grapes

I don’t let go amongst
cracklets
of limestone when
the mind emerges amongst new wings

jasmine opens the wind
and I get closed
lonely

libeybasher_brand

Marco e Lara si scambiano spille e bottoni.
Marco acquista spille per il valore d’uso che le spille hanno per lui e intende quindi consumare queste spille.
Lara acquista fermacapelli per il valore d’uso che i fermacapelli hanno per lei e intende quindi consumare questi fermacapelli.
Questo è un esempio di scambio diretto o baratto.

Supponiamo che Marco porti sul mercato due fermacapelli, Lara due spille e Stefano due bottoni.
Supponiamo che Marco desideri acquistare una spilla e un bottone, Lara un fermacapelli e un bottone e Stefano un fermacapelli e una spilla.
Se le valutazioni soggettive permettono lo scambio di ciascuna unità delle merci interessate con una unità di una delle altre merci, è possibile uno scambio diretto.
Se questo presupposto non si dà, allora diventa necessario lo scambio indiretto.

Lo scambio indiretto è acquistare un bene per rivenderlo e acquistare il bene di cui si ha bisogno.

Immaginiamo.
Le spille sono desiderate solo dai possessori di fermacapelli.
I fermacapelli non sono desiderati dai possessori di spille.
I fermacapelli sono desiderati dai possessori di una terza merce, i bottoni.
I bottoni sono desiderati solo dai possessori di spille.
Nessun baratto è possibile. Perché non c’è una coincidenza di bisogni.
Se devono verificarsi scambi, questi devono essere indiretti. I possessori di spille scambiano le loro spille con i fermacapelli, e scambiano i fermacapelli acquistati con i bottoni, che desiderano per il proprio consumo.

Con l’intensificazione della divisione del lavoro e con la raffinazione dei bisogni, il baratto ha luogo in via del tutto eccezionale. Immaginiamo. Da un lato, un datore di lavoro usa il lavoro per l’immediato soddisfacimento dei suoi bisogni e non deve procurarsi tramite uno scambio i beni con cui compensare il lavoro. Dall’altro, il lavoratore consuma, e non vende, i beni che riceve.
È quello che si chiama compenso in natura.

Nello scambio indiretto, nella complessificazione dell’assetto sociale, ci sono beni di cui noi umani desideriamo disporre semplicemente per scambiarli con beni di cui abbiamo bisogno.

Ci sono beni che sono domandati per questo: per ulteriori scambi.

Uno scambio simile, finalizzato a ulteriori scambi, è effettuato solo se attraverso di esso ci si aspetta di avvicinarsi maggiormente all’obiettivo, cioè all’acquisizione di beni per il consumo.

Non tutti i beni sono ugualmente commerciabili. Per alcuni beni la domanda è limitata e occasionale, per altri è più generale e costante.
Coloro che portano sul mercato beni del primo tipo per scambiarli con beni di cui abbisognano hanno una minore prospettiva di successo.

È un processo di selezione.
Immaginiamo un passato. Quanto maggiore era la commerciabilità dei beni acquistati per primi nello scambio indiretto, tanto maggiore sarebbe stata la prospettiva di raggiungere senza deviazioni l’obiettivo.

Alla fine rimane una singola merce (o più di una) a essere universalmente utilizzata come mezzo generale di scambio.

Avete capito cosa diventa questa merce!

Diventa moneta.
In tempi remoti, in alcuni luoghi prima che in altri, la diffusione dello scambio indiretto portò all’impiego di due metalli preziosi, l’oro e l’argento.

postliberalia oeconomica 4funky

di notte la porta nel giorno
di elettro il colore di biado
e lei misura le fonti aggregate
quelle dove il sole non
bisbiglia le parole

oscilla nella poesia dei giunchi
nei capolini
nelle radichette
nelle mani di turchese

e se la notte non si ingiorna
io mi perdo nelle sue notti
quelle che lei tanto bacia
e ricorda
e immagina
e accoglie tra le dita
dove il leggero giardino
spicca tra ali di carineria

quando miro la gravità
le mie orecchie parlano bellezza
anche nella quiete
anche nel deliquio
delle serene verdee

io non mi lascio tra
tenui fenditure
di calcare quando
affuma la mente tra ali nuove

jasmine apre il vento
e io mi chiudo
solo

I media specializzati riferiscono cifre sulla massa monetaria (money supply), ogni giorno. Fino agli anni Settanta, durante l’era di John Maynard Keynes (1883-1946), parlare di “pecunia” e di credito bancario non era di moda nelle pagine di competenza. Si parlava più che altro di GNP (Gross National Product) e di politica fiscale, spese, entrate e deficit. Banche e massa monetaria erano generalmente ignorate. Tuttavia, dato che i keynesiani non avevano la cura per l’inflazione, cominciò a essere chiaro, anche ai keynesiani, che qualcosa era storto. Quindi, la massa monetaria diventò oggetto importante.

Il problema è che la persona media rischia di rimanere confusa davanti alle varie definizioni della massa monetaria.
Che cosa significano tutte quelle M? M1A, M1B fino a M8? Qual è la vera cifra della massa monetaria, se nessuna cifra da sola può esserlo?
E – domanda nodale – perché i depositi bancari sono inclusi nelle varie M come parte fondamentale della massa monetaria?

Tutti noi sappiamo che i dollari e gli euro cartacei, emessi oggi rispettivamente dal Federal Reserve System e dalla European Central Bank – ed esclusivamente da queste banche centrali – sono denaro. Precisamente sono valuta legale (legal tender) per qualunque debito, pubblico e privato.
Ma perché i conti correnti (checking account) sono considerati denaro?
Non dovrebbero essere considerate denaro soltanto le banconote (dollari ed euro cartacei) che coprono questi conti correnti?

Se i conti correnti sono parte della massa monetaria, allora le banche creano denaro. Sono fabbriche che producono denaro. Denarifici.
Ma le banche non dovrebbero semplicemente “canalizzare” i risparmi che noi gli prestiamo per riprestarli agli investitori e ai consumatori che prendono in prestito?
Se le banche prendono i nostri risparmi e li prestano, come possono creare denaro?

Il profano non ha ragione di sentirsi frustrato se non comprende. Gli economisti del 19° secolo si sono combattuti per stabilire se o in quale senso le banconote private (oggi illegali) o i depositi fossero o non fossero parte della massa monetaria. David Ricardo (1772-1823) e i ricardiani della Currency School persero l’occasione di approdare all’hard money in Inghilterra, perché non avevano mai interiorizzato i depositi bancari come parte della massa monetaria.
I depositi bancari, come le banconote, erano parte della massa monetaria.

postliberalia oeconomica 4funky

firma dimoites

Quando Linda si faceva la doccia, o si immergeva nella vasca, era un piacere vedere lei, e l’acqua da bella e trasparente diventare in pochi minuti “acqua usata”, come quando una pianura, libera nella sua pace, è assaltata da una calca armata, a dare quello che la pianura forse non vedeva o non aveva da molto tempo — la polvere, come quella dell’incidente, che impiega parecchi minuti o alcune ore prima di tornare a confondersi con il suolo.

Le fluttuazioni dell’acqua, della polvere, degli ex di Linda, dell’ “educazione sentimentale” da lei ricevuta in famiglia; lei passeggiava nel mezzo della precettistica — l’ingresso nel mercato del lavoro in crisi, il futuro bisogno di un reddito, l’urgenza di unirsi o convivere, i sogni lasciati al caso anche perché non c’è altro modo di trattarli. Linda era la ragazza che vedevo oltre la luce.

Quella luce mi faceva a pezzi, perché mi impediva di vedere lei.
Odiavo quella luce.

Ma un giorno doveva venire il sorriso. Avrebbero ucciso il cristo o qualunque immagine statale fosse stata usata per diffondere il verbo. Nessuna resurrezione. Solo una morte. Linda sarebbe tornata alla vista. E io avrei avuto una buona vita.

Ogni tanto, oggi, la luce torna. Ma è solo un rigurgito. O la confusione con il sole che non smette di allietare le mie piccole giornate.
So che pochi attimi e andrà via, e lascerà Linda alla vista. Quindi ora rido anche quando c’è la luce, perché so che quella luce disturbante se ne andrà, e Linda tornerà ai miei occhi e al mio sorriso.

Lei porta avanti le sue ore quotidiane, ovunque io vada: a lavoro, a casa, altrove. Lei è sempre davanti a me.

not continues
the measure of the timid
punctures
not denude my eyes
the delimpid season
where lovely and
agreeable comes close my jasmine

like flamsk she mixes
the candidess and the noncandidess
the puress and the humbless
unnaive torrents
not violate jasmine
laughter
have the rosy poses

and she sings me
in the nooks of mouths of little windies
and the windlet sings his hedges
with her
with teeth of joy and of flappings
of joy
even in a tender creaking
in helvaluminum

libeybasher_brand

non continua
la misura delle timide
punture
non denudano i miei occhi
la delimpida stagione
dove bella e
levigata si avvicina mia jasmine

come flampolla lei combina
le candide e le non candide
le pure e le umili
correnti ingenuine
non violano jasmine
non mancano di riso
le rosee positure

e lei mi canta
negli angoli di bocche di refoli
e il ventolino canta le sue siepi
con lei
coi denti della gioia e dei risvolti
di gioia
anche in un tenero stridore
in gialluminio

Governmental direction is cheating and ineffective as for the individual. There cannot be an “even” wealth distribution. Commercial actions and trading advantages and disadvantages have to be left to the individual economic agents with no institutionally recognized tutoring or legal supervision above. No institutionalized structure, no chartered privileged bank organization can fix any wealth-distribution problem.
Freedom means un-governed economy. No interference in property pattern and profit motive. This interference, known as etatism, lays waste lastly. Etatism is devastatingly misappropriating.
It means jeopardizing and hampering the generation future.
History is too knowledge-conveying to be neglected.
Vote is useless when the economic pattern is stateful.
The state machine in the economica is too massive to be sustained.
Education is to aim at the value of the individual. Any syndicate or union has to aim at this very value. Unfortunately, a union is inherently state-dependent and state-supportive. No warfare. No weapon revolution can make it, even though the temptation is strong. Progressive education of the individual is the only way to embrace a citizenship consciousness.
Progressive means no big government, no Sozialpolitik, no mercantilistic bias.
Progressive education must needs back capitalism.
Progressive education is thus called, because it is pro-profit. Prōfectus means “going on”, while a mercantile system is essentially nationalistic, Lebensraum-oriented, because it endorses exports and tends to obliterate imports. It sclerotizez, blocks the “goings-on” of society.
Progressive education has no borders, these being in a free-market network just a geographical convenience. Progressive education has no economically pernicious all-ingesting nationalinguistic élan, because capitalism has got its primacy anew.
This education is the only way.

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