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Immaginiamo un Paese, o una determinata area geografica.

Il problema non sono solo le fattezze esteriori del Paese, o dell’area geografica, ma la sostanza. E la sostanza sta diventando sempre più la legge. La legge permea tutto. L’economia è permeata dalla legge. Ma l’economia funziona in ogni caso.

Ad esempio, il controllo dei prezzi inibisce il profitto e deforma il conto economico delle imprese. Il controllo dei prezzi, applicato dai governi per dissimulare l’inflazione monetaria, porta alla distruzione della realtà industriale. Ma l’economia continua a funzionare, perché le conseguenze del controllo dei prezzi sono economiche. È una economia caratterizzata dal controllo dei prezzi, o da qualunque altra intromissione governativa, ma è sempre economia. Se l’assetto istituzionale legalizza il controllo dei prezzi, o qualunque interferenza nell’economia, l’economia viene semplicemente modificata. Il punto è che l’economia è suscettibile di essere statalizzata. È sufficiente aggiungere un attributo a “economia”: statalizzata. È una economia statalizzata. Il capitalismo di stato esiste. È capitalismo in cui i mezzi di produzione sono di proprietà dello stato. Non è importante chi siano i proprietari. Il punto è che ci sono dei proprietari. Non bisogna mai, mai dimenticare che i proprietari esistono sempre, perché la proprietà non è un furto, la proprietà è naturale. È naturale che una cosa sia di proprietà di qualcuno. Se non è di nessuno, è del primo che la trova.

Lo stato vuole che l’economia sia roba sua.

dimoitesdimoites@gruppopigreco.it

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Creato e prodotto da Paul Grignon

Tradotto da dimoites

Una banca è sempre in bancarotta congenita. E lo sarebbe concretamente se i depositanti prendessero coscienza del fatto che il denaro che credono disponibile a vista in realtà non c’è. Le banche sono così speciali grazie al sistema della riserva frazionaria. Le banche a riserva frazionaria creano denaro dal nulla. In sostanza operano come i falsari. Anche i falsari creano denaro dal nulla, stampando qualcosa che sembra denaro. C’è solo una differenza tra le banche e i falsari: la legge non tratta le banche come falsari. La legge ovvero il governo. (Liberamente tratto da Murray Newton Rothbard, The Mystery Of Banking, Richardson & Snyder 1983)

La riserva frazionaria è oggi il dispositivo economico più importante in un mondo di numeri. Da questo dispositivo derivano tutte le paure, i dolori, i piaceri, le guerre. L’educazione di un bambino è determinata dalla riserva frazionaria. Ma la scuola non ne parla. Essendo il numero il tuo dio, la riserva frazionaria è il tuo supplizio. Insegniamo ai bambini il numero e a non dipendere dal numero! O saranno sempre schiavi. Come lo siamo noi oggi.

Le istituzioni bancarie sono più pericolose degli eserciti permanenti. E il principio di spendere denaro che sarà pagato da chi verrà dopo di noi, cosa che passa sotto il nome di consolidamento del debito, è frodare il futuro su vasta scala. – Thomas Jefferson, in una lettera a John Taylor, datata 28 maggio 1816 (Fonte: Memoirs, Correspondence, and Private Papers of Thomas Jefferson, vol. 4, Thomas Jefferson Randolph, ed., 1829)

denaro come debito

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Guarda dentro di te e comprendi il numero. Per abbatterlo.

Bambina: Mamma, dove sono i biscotti?
Madre: Non lo sai? Oh, piccina!
Bambina: Uffa, dove sono!
Madre: Sono appesi ai capezzoli. Per te.
Bambina: Mm. Di solito i biscotti sono nella biscottiera.
Madre: No! Da ora in poi li trovi appesi ai miei capezzoli.
Bambina: Ma io così non posso mangiarli!
Madre: Come no! Non è difficile. Basta che ti arrampichi.
Bambina: Arrampicarmi su di te per raggiungere due biscotti?
Madre: Sì.
Bambina: Non sono convinta. Mi sta passando la voglia.
Madre: Come? Non vuoi più i miei stupendi biscotti?
Bambina: No. Non li voglio più. Uff…

La Bambina si siede sul divano e la madre, un po’ a malincuore, accende la tv. Un flash illumina lo schermo. La Bambina ride a fior di labbra. La Madre si siede accanto a lei. Dopo un po’ di tempo passato davanti al lume televisivo, la Bambina si avvicina piano piano alle tette della Madre e mangia i biscotti. La Madre ride sodisfatta (con una ‘d’). Si alza adagio e lascia la piccola ammorbidita dai quei lancinanti barlumi. Sta per uscire dal soggiorno.

Bambina: Ti voglio bene, mamma.
Madre: Anch’io, però ora guarda tutto. Non hai molto tempo davanti a te.

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Fa male. Donna della tv, fa male sentire
che non siamo indipendenti. È per questo che credi in
dio. È per questo che non lasci la parola. Non smetti di parlare
e non fai parlare. Con i tuoi capelli morbidamente lunghi
e la tua veste sacerdotale. Un po’ di grassezza
e di paura e di stridore e di bellezza quasi appassita. E siamo pronti ad ascoltare
il vuoto. Quello che fa comodo sentire. Donna della tv, che dipendi dalla scaletta
del programma e da quello che ti ha portato a non far parlare chi è altro da te,
è bello vedere come dipendi da chi dice quello che non ti aspetti.
Chi ti dice quello che non ti aspetti ti fa godere, perché fa emergere
la parte più stupida che hai dentro.
La prospettiva originale è che la dipendenza è natura. Perché ti protegge.
Ahahahahahahahah…

Il cambiamento è dentro di noi. Dobbiamo vederlo. Dobbiamo sentirlo profondamente. Perché è davvero dentro di noi. La moneta debito è quel peso che continua a essere attratto verso le bassezze più basse oppure è quella entità che continua a espandersi in modo praticamente illimitato. Ed è solo la paura di chi, o dell’istituzione che, la espande a sentire di doverla arrestare. Il sistema che espande la moneta debito o moneta credito ha paura. E l’uomo che utilizza questa moneta? Non ha paura?

«So che faccio cose inopportune e a me non convenienti.» (dall’Elettra di Sofocle)
Questo è l’uomo di oggi nella società postmoderna. Forse è così da sempre, storicamente. Ad ogni modo, oggi l’uomo è questo. Non si rende conto di farsi del male. Carlo Michelstaedter parlava di un peso che attaccato a un gancio è sempre più attratto dal e verso il basso, e che una volta raggiunto il basso, non si accontenta di quel punto: vuole scendere ulteriormente. La vita dell’uomo odierno è piena di elementi rettorici che gli impediscono di vivere la vita in modo autentico. Fino a che l’autenticità non diventa questa rettorica, il contorno. È il sistema che alimenta questo contorno, stressando e stremando l’uomo.

***

Il Fondo Famiglia Lavoro costituito dall’Arcivescovo Dionigi Tettamanzi non è soggetto a dinamiche finanziarie di interessenza (prestito del denaro contro obbligazione, maturazione del prestito, restituzione dell’importo con coupon o interesse). Una contingenza del genere è mercatistica. L’iniziativa dell’Arcivescovo non vuole questo, altrimenti non potrebbe funzionare come innesto sul quale fondare e accrescere la consapevolezza dei problemi inerenti alla crisi economica e al suo inasprimento. Il Fondo è la necessità di riflettere sullo stato di cose presente. L’interessenza è connessa con la moneta creditizia, con lo scambio di un bene presente per un bene futuro. Il Fondo non è questo. Il Fondo vuole invitare a focalizzare l’attenzione sulla situazione in cui oggi versiamo. Coscienza di cittadinanza, contatto tra abitanti di una comunità. Educazione al risparmio è quello che dovrebbe rappresentare il quid che si aggancia costruttivamente all’innesto rappresentato dal Fondo di Dionigi Tettamanzi.
Pensiamo quello che possiamo fare ora, in questo istante, nel nostro presente. Non pensiamo alla previsione o alla previdenza. No. Pensiamo a vivere l’istante, perché è quello ed è solo quello che ci permette di crescere attraverso un’evoluzione sana.

Il Fondo non vuole essere ad infinitum. Per questo è in contrapposizione con l’otto per mille, in sistematico adeguamento con l’inflazione. (Fra quelli che nella dichiarazione dei redditi esprimono la scelta per la Chiesa cattolica rappresentano percentualmente l’87,25% del totale.)

•    1990, 398 mln di euro
•    1991, 446 mln di euro
•    1992, 529 mln di euro
•    1993, 573 mln di euro
•    1994, 569 mln di euro
•    1995, 590 mln di euro
•    1996, 653 mln di euro
•    1997, 680 mln di euro
•    1998, 756 mln di euro
•    1999, 839 mln di euro
•    2000, 904 mln di euro
•    2001, 897 mln di euro
•    2002, 961 mln di euro
•    2003, 1016 mln di euro
•    2004, 937 mln di euro
•    2005, 984 mln di euro
•    2006, 930 mln di euro
•    2007, 991 mln di euro
•    2008, 1002 mln di euro (+ 152%)

(Fonte: Wikipedia.it)

Il concetto interessante da esprimere è quello della continua irrefrenabile attrazione verso le bassezze più profonde.
Il nostro è praticamente un sistema monetario a esposizione debitoria, cioè basato sul debito: nuova moneta è creata dalle nuove erogazioni di credito. La nostra è moneta debito. Il costante adeguamento dell’otto per mille alla crescita inflattiva non fa che sostanziarsi in effettivo debito. Aiuta l’emarginazione, ma rende questa emarginazione, questa indigenza, parte integrante del sistema in cui vivono le persone.

Il Fondo Famiglia Lavoro è un’altra cosa. Non è assistenzialismo. L’indicizzazione dell’otto per mille all’espansione della massa monetaria è assistenzialismo. L’assistenzialismo, per continuare a esistere, vuole che emarginazione e indigenza permangano. L’otto per mille è un mattone che si aggiunge. È finalisticamente incrementale.
Il Fondo Famiglia Lavoro, rendendo i cittadini responsabili l’uno verso l’altro, dà loro il potere di progredire.

Il Fondo chiude il 31 dicembre 2010. Una proroga di uno o due anni a seconda dell’andamento della crisi economica è prevista, ma il fatto che il Fondo chiuda dimostra l’estraneità a interessenze mercatistiche. Infatti, amministrativamente il Fondo non è autonomo: i costi di amministrazione per il mantenimento del Fondo sono esclusi dall’entità monetaria del Fondo.
Il fatto che il Fondo abbia un termine vuole di conseguenza un’educazione alla sobrietà, al vero risparmio, quello che parte in concreto dalla volontà di tenere nel portafoglio la moneta e non spenderla impulsivamente per prodotti di cui non si ha immediato bisogno o di cui troppo lontano nel tempo si avrà bisogno. Possiamo parlare di una diversa razionalità. Una razionalità che non sia quella della tassazione in perfetta sintonia con l’inflazione.
Parliamo di ragionevolezza. Di una reinvenzione della saggezza. Non è previsione. Non è previdenza. È adesso. Lasciamo il futuro. Viviamo ora e usiamo quello di cui abbiamo bisogno.

Tettamanzi scrive: «La sobrietà non è solo un valore personale e individuale; essa è anche un valore sociale, comunitario.»

Vengono in mente alcune osservazioni da fare: la somma di tutti i valori personali e individuali danno il valore della comunità. La condivisione è basilare. L’individuo condivide con l’individuo e sostanzia la comunità. Genera motivazione. Genera un comportamento comune, questa volta costruttivo.

Spendiamo tutto quello che abbiamo. Soprattutto spendiamo quello che non abbiamo. Come possiamo capire che stiamo spendendo moneta debito? Come possiamo vedere quello che sta succedendo attorno a noi? Dobbiamo vederlo ora che la crisi non è ancora cristallina davanti ai nostri occhi?
Dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso le cose del mondo, cominciare a prestare attenzione a quanto abbiamo sempre trascurato. È fondamentale che tutti noi riflettiamo sul perché la società sia tanto piena di denaro e sul perché tutto questo denaro sembri tragicamente non essere nostro, in nessun modo, se non nella misura di un debito strutturale e di una moneta garantita solo dal decreto governativo.

***

Torniamo alla nozione di peso. Il peso cesserebbe di essere tale se possedesse l’infinito scendere. (Da Michelstaedter.) L’infinitamente basso. Proviamo a sovrapporre questo concetto alla rimozione della paura. Il sistema che espande la moneta debito cessa di avere paura: per così dire esso diventa vita autentica. Ma l’uomo ricevente e utilizzatore della moneta debito, non avendo sentito e non sentendo la paura dentro di sé, diventa preda del sistema ormai autentico, puro. Il sistema della moneta debito è autentico, si è fatto puro: puro credito. Il sistema creditizio ha smesso di essere un peso, addossando l’intero peso infinito all’uomo, alla comunità. Che muore alienandosi, spendendo, morendo di spesa. Tutto questo è alimentato dall’idea che spendere sia un motore economico. Il sistema del debito/credito è puro; mentre l’uomo assoggettato al sistema spende, pende e dipende solamente per continuare a spendere, pendere e dipendere.

Noi vogliamo una comunità dove la persona sente di averne un’altra vicina, vicina davvero.

un milione di motivi

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Nel video, tratto dal documentario di Aaron Russo America: from freedom to fascism (2006), vediamo Katherine Albrecht, fondatrice di CASPIAN (Consumers Against Supermarket Privacy Invasion and Numbering). Albrecht e Liz McIntyre (communications director di CASPIAN) hanno scritto Spychips: how major corporations and government plan to track your every move with RFID (2006).

VeriChip è il primo chip RFID umanoimpiantabile. Commercializzato da VeriChip Corporation, divisione di Applied Digital Solutions, è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 2004.

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È un simposio casuale? Fatale? Complementare? Gruppopigreco è prolifico in ogni senso.

Dimoites è una spin-off di gruppopigreco. Sotto la superficie e verso l’orizzonte.

Da gruppopigreco nuove vite prendono forma. Rami di coscienza.

firma dimoites

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8 novembre 2007

***

GLOSSARIO

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Se cambia un uomo, l’umanità cambia.

Tutto si risolve e dissolve nell’individuo.

L’individuo è la chiave di volta.

Contro lo stato che con la inflation tax alimenta la propria spesa, qualunque essa sia, rapinando la cittadinanza.

Dimoites vi augura un magico Natale.

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