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Il governo avvolge la banca centrale nella sua aura di potere.
Il governo nomina i funzionari della banca centrale e coordina il suo piano d’azione.
Il governo riceve le note della banca centrale in tasse e dichiara quelle note valuta legale.

IL GOVERNO È LA BANCA CENTRALE.
Le banche devono fare e fanno affari con il governo perché:
1) la legislazione bancaria è opera del governo;
2) le istituzioni bancarie sottostanno alla banca centrale;
3) il governo è per natura inflazionistico, quindi vuole che l’espansione del credito sia sistemica (integrata nel sistema) e sistematica (realizzata con metodica regolarità).

In poche parole, il governo vuole che la cittadinanza pensi: «Non può essere altrimenti. Funziona così. Non c’è niente da fare.»

dimoitesdimoites@gruppopigreco.it

La banca centrale è la banca dei banchieri.
È la banca dei banchieri, perché i banchieri devono fare affari con lei.

Risultato. I depositi bancari diventano redimibili (convertibili) non solo in oro, ma anche in note della banca centrale. E queste nuove note non sono semplici banconote. Sono liability (passività, nella colonna destra del libro contabile) della banca centrale. Di contro, gli asset (attività, nella colonna sinistra del libro contabile) dominanti della banca centrale sono securities governative, cioè titoli di stato.
In altre parole, la banca centrale vende le sue note, di sua creazione, al pubblico (materializzato in forma di governo) in cambio di asset portatori di interesse.
E questi asset sono abitualmente (liquidissimi) titoli di stato.

Il solo significato che deve essere dato alle parole “destra” e “sinistra”, oltre a quello riferito agli arti e agli organi doppi (come occhi e reni), è quello del conto a forma di T usato dai contabili per presentare quanto si ha (assets) e la fonte di questo quanto (liabilities). Il resto è storia di una umanità che deve ancora evolvere. La prossima rivoluzione copernicana è elaborare una filosofia della contabilità che permetta di comprendere perché l’uomo soffre. E perché è stupido.

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Quello che i governi vogliono non è semplicemente l’inflazione, ma un’inflazione completamente controllata e presieduta da loro stessi. Di qui, un metodo più meccanicistico e regolarizzato, venduto al pubblico come componente distintiva della civilizzazione: la banca centrale (o autorità monetaria).

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Lo stato è causa della crisi finanziaria e se ne chiama fuori, persuadendo, in complicità con le banche, il pubblico che il loro agire, cioè l’implementazione della sospensione dei pagamenti, è giusta. Infatti, il tentare di recuperare il proprio denaro durante una crisi è considerato antipatriottico, mentre le banche inflazionistiche sono viste come esempi ammirevoli di patriottismo e solidarietà per la loro azione di “bailing out” (salvataggio) della comunità in un periodo di crisi.

Il privilegio della sospensione dei pagamenti è però uno strumento rozzo, sporadico. Infatti, chi diventerebbe cliente di una banca che non paga o non ha mai pagato i propri debiti? Inoltre, questo strumento non offre il controllo governativo totale sul sistema bancario.

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La maggior parte delle banche degli Stati Uniti sono ubicate nel New England, territorio avverso all’entrata in guerra del Paese. Queste banche si rifiutano di prestare denaro per scopi bellici. Quindi, il governo decide di prendere a prestito da nuove banche in altri stati. Queste banche emettono nuova cartamoneta per fare i loro prestiti. L’inflazione è così smodata che le richieste di conversione sommergono le nuove banche. Le richieste provengono soprattutto dalle banche non inflattive del New England, dove il governo aveva speso la maggior parte del denaro in prodotti bellici. Risultato: sospensione dei pagamenti dal 1814 al 1816, oltre la fine della guerra. In quel periodo, spuntano banche emittenti esenti dalla copertura in oro o argento.

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In una prassi competitiva tra banche, esistono tre importanti argini all’inflazione:
1. l’ampiezza della clientela di ciascuna banca;
2. l’ampiezza della clientela del complesso bancario, cioè l’estensione dell’utilizzo di sostituti monetari da parte delle persone;
3. la fiducia dei clienti nelle loro banche.

Meno clienti ha una banca, meno inflattivo è il sistema.

I privilegi e il controllo sulla compagine bancaria ottenuti dai governi hanno soppresso questi argini.

Il fondamento di questi argini è uno e uno solo: il dovere delle banche di pagare a vista i propri debiti. E una banca a riserva frazionaria non è in grado di rifondere tutte le proprie passività.

Per fare in modo che una banca sia legittimata a non adempiere i propri oneri contrattuali, il governo le accorda il privilegio di astensione dai pagamenti e la continuazione dell’attività.

Mentre qualunque soggetto, se non salda i debiti, fallisce, le banche sono esenti dal riscatto delle proprie ricevute e al tempo stesso sono autorizzate a esigere dai loro debitori il rimborso dei prestiti alla scadenza.

Tutto questo ha un nome: FURTO.

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Il monopolio coniativo e (la legislazione sul)la valuta forzosa furono le chiavi di volta dei governi per ottenere il controllo delle monete nazionali. All’interno di ciascun Paese, era autorizzata solo la moneta di quel governante; mentre tra Paesi, erano utilizzati oro e argento non coniati. Così il mercato mondiale si smembrò, inceppandosi la divisione internazionale del lavoro.

Tuttavia, l’esistenza di una moneta metallica non permetteva al governo di inflazionare a volontà.

Il controllo statale della moneta divenne assoluto, e la falsificazione incontrastata, solo con la ribalta dei sostituti monetari. L’avvento della cartamoneta e dei depositi bancari, doni straordinari se coperti in toto da oro o argento, diedero ai governi il potere totale sulla moneta, e quindi sull’intero sistema economico.

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La valuta legale (o forzosa) è moneta che, per legge, salda un debito. Vedi, ad esempio, la “postilla” sui biglietti della Federal Reserve «this note is legal tender for all debts, public and private».

Se il governo rimane fedele alla moneta originaria, la sua legislazione valutaria è superflua. Lord Farrer, Studies in currency, Londra 1898: «Il diritto contrattuale vigente fa tutto ciò che è necessario senza il bisogno di alcuna legge che conferisca funzioni speciali a particolari forme di moneta […] Se io prometto di pagare 100 sovrane, non occorrono leggi speciali sulla moneta che asseverino che sono obbligato a pagare 100 sovrane.»

D’altra parte, il governo può dichiarare come valuta legale una moneta qualitativamente inferiore circolante accanto alla moneta originaria. Il governo può così decretare che le monete usurate siano tanto efficaci quanto quelle nuove nell’estinzione di un debito. Quindi, la legislazione valutaria innesca la legge di Gresham.

Effetto della valuta legale è anche il favorire i debitori a spese dei creditori. I debitori, infatti, possono pagare i loro debiti con moneta svalutata rispetto a quella presa a prestito, derubando i creditori del loro denaro.

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La moneta cattiva scaccia quella buona.

Nella moneta buona la differenza tra il valore nominale (il valore dichiarato di una moneta) e il valore di commodity (il tasso reale a cui le monete sono scambiate per barre o lingotti della commodity) è minima. Nella moneta cattiva il “dislivello” tra i due valori è cospicuo.

Una moneta artificialmente sopravvalutata (inflazionata, “gonfiata”, in un andamento di svalutazione) tende a eliminare dalla circolazione una moneta artificialmente sottovalutata. La moneta artificialmente sottovalutata è tesaurizzata, lasciando spazio alla moneta artificialmente sopravvalutata.

I governi, cambiando il significato della moneta da peso sostanziale a segno numerico, chiamano le monete nuove e quelle usurate con lo stesso nome, sebbene di peso differente.

La circolazione parallela è del libero mercato, in quanto ogni moneta fluttua liberamente rispetto all’altro in base alle domande e alle offerte di mercato. Per spostare il centro di gravità dal peso sostanziale al segno numerico, il governo fissa oro e argento a un dato rapporto di cambio, ad esempio venti once di argento contro un’oncia d’oro. Il rapporto di cambio fisso è noto come bimetallismo.

L’obiettivo ultimo del governo è la semplificazione della moneta nazionale. Dopo secoli estenuanti di scisma bimetallico, il governo sceglie un metallo come standard, generalmente l’oro, mentre l’argento è relegato a moneta segno, di piccolo taglio. Anche la moneta segno è monopolizzata dal governo. E poiché non è coperta al 100% da oro, è un mezzo di espansione dell’offerta monetaria.

Il bimetallismo genera una situazione molto critica. Il governo può affrontarla o tornando a una completa libertà monetaria (standard paralleli) o scegliendo uno dei (due) metalli come moneta (standard aureo o standard argenteo). Una libertà monetaria totale, dopo tutto il tempo passato, è considerata assurda e stravagante.

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