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Come sempre, battiamo il chiodo troppo in profondità. È orrendo vedere la bara nuovamente chiusa. Nessun collegamento tra le parti sparse di vita e morte. Non rammaricarti. Lo sapevi.

E tutto gira. E la visione rimane.

Se la carne è cagionevole, la mente è tutto. Niente da comprendere. Nell’illusione. Andiamo nell’illusione. Nell’illusione cadiamo.

Così chiaro, così semplice, il pensiero desaturato, sopra, sotto, è immune, lo so, alla ragione quando l’effetto uccide tutto. E mille volte la mano colpisce il muro.

Lo sviluppo venne come morte improvvisa nella famiglia. Nessuno poteva prevedere la venuta di … nei multistrati delle bugie paralizzate battezzate. Ma quando la Terra esplose e i corpi si tramutarono in cenere, prima morirono i leader degli uomini, e poi le persone comuni divennero bestie di genocidio. Ho penetrato la mente di dio. Perché vedo beneplacito invece che niente?

È un simposio casuale? Fatale? Complementare? Gruppopigreco è prolifico in ogni senso.

Dimoites è una spin-off di gruppopigreco. Sotto la superficie e verso l’orizzonte.

Da gruppopigreco nuove vite prendono forma. Rami di coscienza.

firma dimoites

Se cambia un uomo, l’umanità cambia.

Tutto si risolve e dissolve nell’individuo.

L’individuo è la chiave di volta.

Contro lo stato che con la inflation tax alimenta la propria spesa, qualunque essa sia, rapinando la cittadinanza.

Dimoites vi augura un magico Natale.

dimoitesdimoites@gruppopigreco.it

…di Facebook.

Il mondo è il futuro, una puttana per chi è forte. I nostri piedi debilitati cercheranno di vivere in una bugia. Mi dicono che stiamo perdendo il talento di usare l’operato dei morti come guida.

Abbiamo lodato nel nome di Dio. Mai più. Abbiamo visto la morte stuprare il sangue di tutti quegli umani. Abbiamo lodato nel nome di Dio. Mai più. Abbiamo trovato il pensiero che ha appestato il mondo. Era forte e cieco.

I deboli devono morire. La tua mente è diventata notte oppressiva. I deboli devono morire. Dolce è l’orgoglio che si riflette nei tuoi occhi.

E quando arriva il mattino, portiamo il peso dei nostri crimini. Un umano reclama una giusta parte di dolore. Dipingi il cielo di nero e per sempre brucia e brucia.

Abbiamo bruciato nel nome di Dio. Mai più. Le sante fiamme che desideravano carne si sono accese di Feccia. Abbiamo urlato nel nome di Dio. Mai più. Abbiamo trovato il pensiero che ha appestato il mondo. Era forte e cieco.

Mentre andiamo verso l’eterno per il meglio, per ora lasciamo questi confini. Mi pento per l’ultima volta.

Molto tempo fa morirono labbra silenziose, fantasmi di parole incantevoli, lacrime di un vivere cavo infinito, gemme delle notti totali.

Ricordi sono stati perduti nel tempo come il mio destino, la mia anima, la mia mente senza fede. Febbre cresce in vene vuote. C’è solo il Giardino che aspetta.

Sopra il Giardino c’è vita che aspetta, sopra i muri sangue che pulsa, sopra i cancelli vita e morte che aspettano, sopra i muri la mia fame che si soddisfa.

Con il mio vivere antico, crimini sconosciuti, l’impulso di morte non mente mai, mi dà la caccia per uccidere, sopportare il mio peccato per sempre, per sempre, in un sognare senza sogni.

Il ridere rompe il silenzio del cielo, sangue giovane perseguita la mia mente dolorante per violentare la segreta chiarità del mio Giardino, ma non posso fermare questo dolore crescente.

Oh, nel mio Giardino c’è vita che aspetta, al di qua di questi muri sangue che pulsa, al di qua dei cancelli vita e morte che aspettano, al di qua di questi muri la mia fame che si soddisfa. Il fremito aspetta di divampare fiammeggiante. L’immenso fluire del vivere si ferma. Il tuo destino lo faccio io. Il tuo viso e il tuo amore e il tuo odio e il tuo sangue e il tuo destino e il tuo cuore e le tue lacrime e il tuo ridere e il tuo sognare e la tua mente sono miei.

Oh, cosa ho fatto, dove ho ucciso. Nessuna chiarità. Mai più. Mani di umano, catene vive. Il mattino arriva e io brucio.

L’erba rossa fino alle ginocchia. Un’effluvio viene a me.

Qualcuno ha cambiato la formula, disincatenando un’altra legge.

Le configurazioni, i colori.

Caos uniforme alterna… la natura delle cose!

Inerzia immensa. Quasi nirvana.

È questa ricerca per sempre?

Oceani di moto. Un campo di domande.

Non durerò per sempre… la natura delle cose!

L’idiota cammina lungo una tela.

Appuntamento della domenica, signor Phobia. «Forse, oggi, la paura andrà via. E io volerò.» Una pioggia agghiacciante, un serafino che si lamenta, battendo follemente le ali, agitandosi in volo. «Ascolta, amico mio, non guardare mai giù dalla falesia. Stai attento… attento… Cerca di prendere l’eclissi.»

Ossessione, la voglia di volare. (Sarebbe bello.) Ma la mente è dubbiosa in modo irritante. (Andrà bene.) Avanti splende la mezzaluna. (È il momento.)

Arriva il buio, lontano dall’alto. Vuoto sfacciato. Nebbia onnisciente.

Sul bordo della falesia. Pronti! Uno, due, via! Ratto o angelo. Qualcuno lo sa?

L’idiota cammina lungo una tela…

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